Sempre più spesso concetti e termini come manifattura 4.0, artigianato 4.0, fablab e botteghe digitali vengono utilizzati per descrivere una possibile rinascita del Made in Italy. Quali sono realmente le opportunità legate a queste tecnologie e a questi nuovi modelli di lavoro? In questo articolo cercheremo di fornirvi una panoramica dei vari attori che giocano al tavolo di una delle partite più importanti per il rilancio della Manifattura Italiana.

Artigianato 4.0

È radicata l’idea che la tecnologia sia in stretta connessione con le grandi produzioni e al tempo stesso, distaccata dal mondo della manualità. L’artigianato e con esso tutta la maestria a cui è legato, non sta scomparendo, anzi, è in piena fase evolutiva. Cosa si intende, quindi, per artigianato 4.0? Il termine ricomprende tutte le attività artigianali che coniugano tradizione e innovazione, tecniche manuali e tecniche digitali, includendo all’interno della tradizionale bottega non solo processi produttivi tecnologicamente avanzati ma anche aspetti innovativi legati alla comunicazione e al marketing.

Si parla, più propriamente, di artigiano digitale quando si identifica colui che svolge attività artigianali utilizzando anche tecnologie digitali. È artigiana digitale la ceramista che si avvale della 3D Clay per la prototipazione e realizzazione di manufatti difficilmente riproducibili a mano; è artigiano digitale chi sfrutta il digital marketing per raccontare la sua storia, il suo lavoro e le sue creazioni sul web.

In questo scenario Stampa 3D, laser cut, realtà aumentata e virtuale, digital storytelling, marketing digitale sono solo alcuni degli strumenti che oggi si affiancano alle più tradizionali tecnologie manifatturiere di cui la tradizione del nostro paese è ricchissima.

Che ruolo giocano queste tecnologie per il comparto artigiano? Che impatto hanno in relazione alle dimensioni della filiera artigianale italiana ? Difficile a dirsi in questo momento poiché gli studi condotti in questo senso ricostruiscono un quadro frammentato tipico di uno scenario in piena fase evolutiva. La nostra esperienza però ci porta alla sintesi di un aspetto fondamentale da tenere in considerazione per la valutazione dell’impatto delle nuove tecnologie per l’artigianato italiano:

Il primo, sorprendente per certi versi, è legato alla possibilità che il digitale ha di allungare la vita di alcune lavorazioni del tutto manuali e tipiche dei nostri territori. A differenza di ciò che comunemente si pensa quando ci si riferisce alle nuove tecnologie digitali, strumentazioni avanzate inserite in maniera oculata all’interno di un processo produttivo tradizionale possono incidere in maniera sostanziale nel ridurne i costi. Questo può significare allungare la vita di un prodotto e di conseguenza aumentare le possibilità che le lavorazioni legate ad esso possano tramandarsi alla successiva generazione di artigiani. Il digitale non sostituisce l’artigiano nelle lavorazioni. Anche volendo non potrebbe farlo del tutto. Semplicemente, se usato come agopuntura d’innovazione, migliora alcuni aspetti del processo o del prodotto rendendoli più sostenibili. Dunque una prospettiva interessante per l’Artigianato 4.0 potrebbe essere: valutare quale caratteristica del processo produttivo o del prodotto ha senso migliorare grazie all’uso delle nuove tecnologie affinché il risultato finale non snaturi l’identità dell’artigiano, dell’azienda e del prodotto stesso.

Il ruolo dei FabLab

I Fablab sono luoghi in cui si può toccare con mano il futuro e l’innovazione, grazie all’utilizzo di nuove tecniche e nuove tecnologie di fabbricazione digitale. Un fablab è un luogo di studio, ricerca, inventiva, passione, dedizione e sperimentazione e coinvolge diversi settori lavorativi e della società.
Negli ultimi anni, è sempre più frequente l’utilizzo della digital fabrication in campi come quello medico, artigianale, manifatturiero, ingegneristico, architettonico, etc.

All’interno dei Fablab, le idee prendono vita grazie all’utilizzo di macchine a controllo numerico (stampanti 3D, macchine a taglio laser, pantografi CNC etc). Chiunque può usufruire di un fablab per migliorare, rendere più efficiente ed efficace il proprio lavoro: in medicina, ad esempio, attraverso la stampa 3D è possibile prototipare protesi biomedicali altamente personalizzabili, o realizzare attraverso la scansione e la stampa 3D un modello di una replica esatta a grandezza naturale del distretto anatomico da operare del paziente, in modo da pianificare con cura e simulare l’intervento chirurgico prima dell’operazione effettiva, riducendo tempi e rischi dell’operazione.

Un artigiano, nel caso specifico, può sperimentare con diversi strumenti (programmi di modellazione tridimensionale, macchine di fabbricazione digitale, etc.) la creazione di manufatti unici, risultanti da un sapiente connubio tra tecniche tradizionali e processi innovativi.

La community

Un altro aspetto da non sottovalutare è quello della community: i fablab sono organizzati in una rete mondiale dove i vari attori riescono a condividere e collaborare per la realizzazione di progetti anche utili alla società: un esempio per tutti riguarda da vicino il momento pandemico che ci troviamo ad affrontare. L’emergenza COVID-19 ha portato il mondo makers a “darsi da fare” con volontà e determinazione nella progettazione di soluzioni efficaci e immediate per supportare medici e operatori in prima linea nella lotta al Coronavirus. Ingegno, pensiero laterale e velocità di esecuzione sono caratteristiche distintive degli innovatori. Anche noi di Medaarch abbiamo fatto la nostra parte: al Centro per l’Artigianato Digitale (CAD), abbiamo lavorato per produrre valvole per respiratori e mascherine anti-contagio consegnate poi ai vari enti di governo che, a loro volta hanno distribuito gratuitamente i presìdi alle strutture sanitarie locali.

DPI anti-covid, realizzati con utilizzo di stampante 3D

Il “fai-da-te” diventa “facciamo-insieme”: i laboratori di fabbricazione del terzo millennio hanno come punto fondamentale la condivisione e la creazione di una comunità digitale di persone dal diverso background formativo e lavorativo, che aprono il proprio mondo lavorativo con lo scopo di farlo crescere e renderlo più performante.
Un nuovo modo di lavorare e una nuova attitudine alla relazione che guarda con occhi interessati tutto il mondo della manifattura italiana.
Si riconfermano dunque i classici concetti rinascimentali di artigiano come custode di un sapere olistico e di bottega come “officina di idee e d’innovazione” ma si ri-attualizzano in chiave tecnologica e sostenibile.

La bottega digitale

La piccola e media impresa cosi come la dimensione micro e artigiana delle nostre aziende resta il settore portante dell’economia italiana. Esse rappresentano il il 60% circa del tessuto produttivo nazionale capace di tenere in piedi il Paese anche in momenti critici. Negli ultimi anni infatti, a questa dimensione aziendale se ne è aggiunta una nuova, una rete di lavoratori online, freelance che tramite le nuove tecnologie sono stati in grado di creare un loro business.

Questa sembra essere la prima rivoluzione a incentivare anche le realtà artigiane alla produzione e all’espansione nel mercato globale.
Non a caso si è parla di manufacturing renaissance: costi contenuti e nuove tecnologie consentono a una professione, in alcuni casi in via d’estinzione, di rinascere e reinventarsi.

Nascono così le botteghe digitali, evoluzione delle botteghe tradizionali: vere e proprie vetrine on-off line innovative, in cui condividere storia, lavoro e creazioni . Gli artigiani sembra abbiamo accettato la sfida che l’evoluzione del mondo lavorativo sta portando, raccontando il lavoro e il sacrificio che devono affrontare per rimanere competitivi e mantenere la propria qualità e unicità.

Il marketing digitale, le nuove tecnologie di fabbricazione sono aspetti da valutare e analizzare al fine di comprendere se e come queste novità possano apportare vantaggi economici, di crescita e/o cambiamenti al proprio business. Una cosa è certa il futuro del Made in Italy è inevitabilmente digitale. Gli artigiani 4.0 stanno già cambiando l’economia del paese, lentamente e “dal basso”, dimostrando ancora una volta la loro forza nonostante anni e anni di crisi.

Perché investire nell’artigianato 4.0?

Per poter rispondere a questa domanda, ci affidiamo alle parole e alle esperienze dirette di alcuni degli artigiani digitali che hanno concluso o stanno proseguendo il percorso di formazione Atelier di Artigianato Digitale al Centro per l’Artigianato Digitale.

Ho deciso di proseguire il percorso di Atelier di Artigianato Digitale, intrapreso nel 2018, perché in un anno ho riscontrato un’evoluzione esponenziale delle mie competenze, con la necessità e la voglia di approfondirle. Partendo dalla realizzazione di prototipi, ne consegue la produzione in piccoli volumi che mi permetterà di riscontrarne la validità del processo di creazione, del mercato e della prestanza tecnologica. Fasi che vale la pena affrontare con un team come quello fornito dal Centro per l’Artigianato Digitale.“, racconta Martina Marchi, ceramista.

Anche Nicola Schiavone, orafo con esperienza decennale, afferma: “Oggi, dopo un anno di incubazione al CAD, io sono in grado di progettare al pc un oggetto e vederlo già finito. Per cui so già che forma avrà quella mia idea. Le tecnologie di fabbricazione digitale come la stampa 3D, mi permettono di prototipare fisicamente quell’oggetto, quindi testare la sua efficacia in anteprima, senza spreco di tempo. Il che è un valore fondamentale per il mio lavoro.”

Ultima, ma non ultima, Marianna Capuano, artigiana del vetro: “Lo studio della modellazione 3D è una chiave per ottimizzare i tempi di lavoro in fase di progettazione e per ottenere risultati migliori in quella di produzione. Sono molto entusiasta di sperimentare una nuova progettualità ed un nuovo approccio all’artigianato.”

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