Erica Magliano è una di quelle persone che non puoi non definire in gamba. Mamma a cuore pieno e a tempo parziale, architetto e come lei stessa ama definirsi “eterna studente, che da grande vuole fare l’orafa“. Erica non ha solo un sogno. Ha anche un talento.
L’abbiamo conosciuta al Centro per l’Artigianato Digitale, durante l’evento dedicato ai Mercatini artigianali e ci ha da subito colpiti per i suoi bellissimi e ricercati prodotti, per la sua inventiva e per la sua instancabile passione verso quello che fa: quando non c’erano clienti la vedevi subito approfittarne per accendere il pc e dedicarsi alla modellazione 3D di nuove forme, alla saldatura, alla creazione di nuovi preziosi, frutto di un accurato lavoro, allo stesso tempo, fatto a mano e digitale.  Potevamo perderci l’occasione di chiederle di raccontarci la sua storia? :)

Buona lettura.

 

Da dove inizia la tua storia? 

Il mio sogno comincia in un garage polveroso, lo spazio da dividere con una vecchia vespa, il vino di papà, le conserve della nonna e i libri di mamma. Finisce in un corso di arte orafa al Tarì design School, che mi ha dato innumerevoli soddisfazioni personali, importanti apprezzamenti e una proposta di lavoro per Bulgari, che ho orgogliosamente rifiutato per amore di quanto di magico avviene in quel garage ogni volta che un pezzo viene interamente curato da me, dall’idea al prodotto finito.

Com’è nata la passione per quello che fai?

Per gioco. I primi pezzi sono nati per me, per le mie amiche che apprezzavano quello che all’epoca, per tutti, era il mio hobby…quando semplicemente mi piaceva l’idea di creare qualcosa che per definizione fosse preziosa ma il costo dei materiali che la componevano non fosse inaccessibile, fermo restando il gradevole aspetto estetico.

Come il design e l’architettura ispirano la tua arte orafa?

Il massimo dei voti alla mia tesi specialistica in architettura era tutta per i miei genitori! Li ringrazio ogni giorno di avermi lasciata scegliere il mio futuro. Perché l’architettura oggi ritorna al mio servizio ogni qualvolta scelgo un materiale piuttosto che un altro, un colore piuttosto che un altro, una struttura, una composizione. Non mi sono mai sentita una designer. È un appellativo da cui per ora rifuggo, di quelli che al massimo ti meriti come etichetta a fine carriera…
Io non lo so cosa sarò, per adesso mi diverto!

Per me il punto di incontro tra design tecnologia e artigianato è un oggetto prezioso e comodo (design), versatile e intelligente (tecnologia), bello e unico (artigianale).

Quali opportunità  hai riscontrato per la tua azienda, grazie all’uso del digitale nel tuo processo di lavorazione? Quali opportunità intravedi in futuro?

Nell’oreficeria tradizionale sta avvenendo un cambiamento epocale, la lavorazione a lastra sembra stia divenendo cosa superata. Oramai per fornire un prodotto all’altezza delle esigenze del cliente è arrivato in soccorso il digitale, questo sconosciuto. Molti lo ripudiano, ma la modellazione tridimensionale e l’annessa stampa 3D, sono vivida realtà.
Io amo la tradizione orafa nella sua integrità, ma la mia formazione mi porta spesso a fare pensieri più articolati in cui la tecnologia può giocare un ruolo importante nei tempi e nelle capacità tecniche, dalla prototipazione alla realizzazione.

Consiglierei agli artigiani di adattarsi ai trend e rimanere fedeli a se stessi. Si può e bisogna reinventarsi, essere al passo con i tempi, in alcuni casi riscoprendosi più “unici” di prima!

Cosa ne pensi del progetto del Centro per l’Artigianato Digitale? 

Straordinario nella forma e nella sostanza. Il CAD è un’opportunità di crescita. È il punto da cui il futuro della nostra città e della nostra nazione ha principio!

 


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